Truffa del finto corriere: come i malviventi svuotano i magazzini delle aziende (e come tutelarsi) — Studio Legale Piero Angelucci
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Truffa del finto corriere: come i malviventi svuotano i magazzini delle aziende (e come tutelarsi)

Truffa del finto corriere: come i malviventi svuotano i magazzini delle aziende (e come tutelarsi)

Avv. Piero Angelucci31 luglio 20265 min di lettura

Un furgone con la livrea di un noto corriere nazionale, una pettorina con il logo giusto, una telefonata preventiva per “confermare il ritiro”: bastano questi ingredienti per portare via, in pochi minuti e alla luce del sole, migliaia di euro di merce da un’azienda. È quanto accaduto pochi giorni fa a Parma, dove la Squadra Mobile ha bloccato un uomo mentre caricava su un furgone dieci colli di prodotti di cosmesi, per un valore di oltre 3.300 euro, appena rubati a un’impresa parmense con la tecnica del “falso corriere”. Non è un episodio isolato: casi identici si sono verificati nei mesi scorsi anche a Fidenza, e il fenomeno colpisce aziende ed e-commerce in tutta Italia. Come funziona la truffa Il modus operandi è collaudato e sempre molto simile. I truffatori contattano telefonicamente l’azienda bersaglio spacciandosi per incaricati di una nota società di spedizioni, chiedendo se i colli da ritirare sono pronti. Studiano in anticipo gli orari, spesso approfittando dell’assenza del titolare o del responsabile spedizioni. Si presentano poi fisicamente con un furgone recante il logo del corriere (talvolta con targhe contraffatte tramite adesivi applicati sulla targa originale) e indossando una pettorina con il marchio della società di logistica, così da apparire del tutto credibili agli occhi del personale, che consegna la merce in buona fede. Il quadro giuridico: quali reati vengono commessi Dal punto di vista penale, la condotta integra tipicamente il reato di truffa ai sensi dell’articolo 640 del codice penale, poiché il malvivente induce in errore la vittima attraverso artifici e raggiri (la finta identità di corriere, l’uniforme, il mezzo contraffatto) procurandosi un ingiusto profitto con altrui danno. Quando la merce viene sottratta senza che vi sia una reale “consegna volontaria” ma piuttosto un impossessamento con inganno, la fattispecie può configurarsi anche come furto con destrezza o mediante inganno (art. 624 e 625 c.p.), a seconda delle modalità concrete dell’azione. L’utilizzo di targhe contraffatte o documenti falsi aggrava ulteriormente la posizione dell’autore, potendo integrare anche il reato di falsità in atti o in segni di riconoscimento (artt. 468 e ss. c.p.). Per l’azienda vittima, la conseguenza pratica più rilevante è che si tratta di un reato procedibile d’ufficio nella maggior parte dei casi (truffa aggravata, ad esempio se commessa con abuso di qualità o approfittando di circostanze di persone), ma è sempre opportuno presentare tempestivamente una denuncia-querela per attivare le indagini e conservare la possibilità di costituirsi parte civile in un eventuale processo, così da poter richiedere il risarcimento del danno. Cosa fare in pratica per proteggere la propria attività Alcune accortezze organizzative riducono significativamente il rischio: • Verificare sempre l’identità del corriere prima della consegna, chiamando il numero ufficiale del servizio clienti della società di spedizioni (mai il numero fornito da chi si presenta al ritiro) e confrontando i dati con l’ordine di ritiro effettivamente programmato. • Controllare la documentazione di trasporto, richiedendo il documento di trasporto (DDT) o la lettera di vettura con i riferimenti della spedizione, e verificare che corrispondano a quanto effettivamente commissionato. • Fotografare targa del mezzo e documento del ritiratore prima della consegna: un accorgimento semplice che si rivela decisivo nelle indagini, come dimostra il caso di Parma. • Formare il personale addetto alle spedizioni, che spesso è il primo (e unico) filtro contro questo tipo di truffa, sensibilizzandolo sui segnali d’allarme: richieste di ritiro anticipato, urgenza insolita, assenza di preavviso scritto da parte del fornitore logistico abituale. • Predisporre una procedura interna scritta per la consegna della merce ai corrieri, con doppia verifica da parte di due persone diverse per gli ordini di valore rilevante. Errori da evitare Un errore frequente è non sporgere denuncia tempestivamente, magari per la vergogna di essere caduti nella truffa o per la convinzione che, recuperata la merce (come nel caso di Parma), la vicenda si chiuda lì: la denuncia resta comunque fondamentale per la tutela legale dell’azienda e per contribuire a fermare organizzazioni criminali che colpiscono più vittime nello stesso territorio. Altro errore comune è affidarsi esclusivamente alla buona fede del personale senza una procedura scritta di verifica, lasciando la sicurezza dell’azienda dipendere dalla prontezza del singolo dipendente. Conclusioni La truffa del finto corriere è un fenomeno in crescita che colpisce soprattutto piccole e medie imprese ed e-commerce, spesso privi di procedure di sicurezza strutturate per la gestione dei ritiri merce. Oltre alla prevenzione operativa, è importante conoscere gli strumenti di tutela legale disponibili: dalla denuncia-querela alla costituzione di parte civile, fino alle azioni di responsabilità nei confronti di eventuali complici interni. Se la vostra azienda è stata vittima di una truffa di questo tipo, o volete predisporre procedure di tutela preventiva, lo Studio Legale Angelucci è a disposizione per una consulenza. Maggiori informazioni sul sito studiolegaleangelucci.it.