“Sono un funzionario del Tribunale”: la truffa dell’oro che a Noceto non è riuscita — Studio Legale Piero Angelucci
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“Sono un funzionario del Tribunale”: la truffa dell’oro che a Noceto non è riuscita

“Sono un funzionario del Tribunale”: la truffa dell’oro che a Noceto non è riuscita

Avv. Piero Angelucci10 luglio 20265 min di lettura

Un finto cancelliere del Tribunale di Parma, una telefonata su un’utenza fissa, l’accusa (inventata) di essere coinvolti in una rapina in gioielleria: è lo schema con cui due giovani, un 28enne e un 23enne, hanno tentato di derubare un ex carabiniere in congedo residente a Noceto. La vittima, però, non era un bersaglio qualunque: intuito l’inganno, ha finto di abboccare, permettendo ai Carabinieri di intervenire e arrestare i due responsabili con l’accusa di tentata truffa aggravata in concorso. Un epilogo fortunato, reso possibile dall’esperienza della vittima. Ma lo schema utilizzato è lo stesso che ogni giorno, in tutta Italia, sottrae ingenti somme di denaro e oggetti preziosi a persone — spesso anziane — meno attrezzate a riconoscere l’inganno. Vale la pena capire come funziona questa truffa e cosa prevede la legge per chi la subisce. Come funziona lo schema del “finto funzionario” Il meccanismo, ormai collaudato, segue quasi sempre la stessa sequenza: 1. Una telefonata arriva sul numero fisso, spesso durante le ore diurne quando in casa è più probabile trovare una persona anziana sola. 2. L’interlocutore si qualifica come funzionario di un ente autorevole — un tribunale, una banca, le forze dell’ordine — sfruttando titoli che incutono soggezione e fiducia immediata. 3. Viene costruita una storia allarmante: la targa dell’auto della vittima “trovata” su un veicolo usato per un reato, un parente in un incidente, un conto corrente compromesso. 4. Per “dimostrare la propria estraneità ai fatti” o “mettere in salvo i risparmi”, alla vittima viene chiesto di preparare denaro contante, gioielli o oggetti di valore, che un fantomatico “collaboratore” ritirerà di persona a domicilio poco dopo. La pressione psicologica e l’urgenza costruita ad arte sono gli stessi ingredienti che si ritrovano nelle truffe telefoniche e informatiche in generale: la vittima viene messa in una condizione di stress emotivo che riduce la capacità di valutare lucidamente la situazione. Cosa dice la legge Truffa semplice e truffa aggravata Il reato di base è la truffa, previsto dall’art. 640 del Codice Penale, che punisce con la reclusione da sei mesi a tre anni e la multa chi, con artifizi o raggiri, induce taluno in errore procurando a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno. Quando la vittima è una persona anziana, scatta però l’aggravante della minorata difesa (art. 61, n. 5, c.p.): la legge riconosce che l’età avanzata può costituire una circostanza che ostacola la difesa privata, rendendo il fatto più grave e innalzando le pene fino a cinque anni di reclusione. In questi casi, inoltre, il reato diventa procedibile d’ufficio: il procedimento penale prosegue anche se la vittima decide di ritirare la denuncia. Circonvenzione di incapace Quando il raggiro non si limita a un inganno momentaneo ma sfrutta uno stato di infermità o deficienza psichica della vittima per indurla a compiere atti dannosi nel tempo, può configurarsi il più grave reato di circonvenzione di incapace (art. 643 c.p.), punito con la reclusione da due a sei anni e multa. La differenza rispetto alla truffa non è di poco conto: nella truffa l’autore usa artifici e raggiri contro una persona pienamente capace di intendere, mentre nella circonvenzione abusa di una condizione di fragilità psichica preesistente, anche non certificata da un provvedimento di interdizione o inabilitazione. Cosa fare se si è vittime (o testimoni) di un tentativo simile • Non fornire mai informazioni, denaro o oggetti di valore a chi si presenta telefonicamente come funzionario di un ente pubblico: nessuna autorità giudiziaria o forza dell’ordine chiede la consegna di beni a domicilio tramite un “collaboratore”. • Verificare sempre in autonomia, richiamando l’ente indicato a un numero ufficiale reperito autonomamente, mai a un numero fornito dall’interlocutore sospetto. • Chiamare subito il 112 in caso di dubbio, anche solo per una verifica preventiva. • Denunciare comunque il tentativo, anche se non è andato a buon fine: la denuncia può essere presentata da chiunque, anche da chi assiste alla situazione senza esserne direttamente vittima, e aiuta le forze dell’ordine a individuare pattern e responsabili di truffe seriali come quella di Noceto. • Se la vittima è un familiare anziano e si sospetta che possa essere ripetutamente bersaglio di raggiri, è possibile valutare, nei casi più gravi, la nomina di un amministratore di sostegno a tutela del patrimonio. Conclusione Il caso di Noceto si è concluso senza danni solo per la prontezza della vittima. Ma la stessa truffa, replicata su un bersaglio meno esperto, avrebbe potuto avere un esito ben diverso. Conoscere lo schema — e sapere che la legge prevede pene più severe proprio a tutela di chi si trova in una condizione di minorata difesa — è il primo strumento di prevenzione, sia per sé sia per i propri familiari più anziani. Se tu o una persona a te cara siete stati vittime di una truffa simile, lo Studio Legale Angelucci può assistervi nella presentazione della denuncia e nella tutela dei diritti patrimoniali. Per una consulenza, visita studiolegaleangelucci.it.